Sabato 20 gennaio, ore 21, Teatro Duse di Besozzo!

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Una simpatica commedia brillante fatta di equivoci in un ambiente piccolo-borghese.
Tutto nasce quando una coppia, Giovanna e Dario, invita in villa un amico di lui, Nicola, che è anche l’amante segreto di Giovanna (la besozzese Maura Tombolato). Ma l’invito nasconde un altro tranello: Dario, il tradito è a sua volta traditore ed ha invitato la sua amante, Roberta, con l’intenzione di spacciarla come la ragazza di Nicola. In questa girandola di ruoli si inserisce anche una cameriera ad ore, ingaggiata per telefono all’ultimo momento. Su questo schema in continuo divenire monta la storia di uno dei week-end più intricati che si possono incontrare non solo nella vita, ma anche nel teatro brillante. E ogni volta un’invenzione dei protagonisti rimette in gioco tutto e tutti. Insomma uno spettacolo per trascorrere una serata all’insegna del divertimento ma con un occhio anche alla bravura degli attori e dalla loro tecnica teatrale basata sul ritmo, fondamentale per il genere, una forma di spettacolo che non invecchia mai.

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Sabato 22 aprile, ore 21, Teatro Duse di Besozzo!

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Come ogni anno, torna la Compagnia Dialettale di Bogno.
Con “I mudand ross”, di Sergio Cappelletti, la locale compagnia porta in scena uno spettacolo divertente e irriverente, tipico esempio della sceneggiatura di genere, basata su tradizioni ed equivoci.
Fraintendimenti e credenze popolari saranno fonte di ridicole disavventure per le due famiglie benestanti protagoniste di questa piece teatrale votata all’intrattenimento più spensierato.
Gli ingredienti? Due figli in età da matrimonio, una domestica sparita e la nota superstizione legata all’indossare un capo rosso la notte di capodanno: tanto basterà per sconvolgere la quiete. Risate assicurate.

Sabato 8 aprile, ore 21, Teatro Duse di Besozzo!

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Un omaggio alle donne che con passione hanno dedicato la propria esistenza allo studio della scienza. Alcune hanno avuto riconoscimenti internazionali, altre sono state dimenticate, altre ancora hanno pagato con la propria vita la loro “diversità”. Lo spettacolo è ambientato ai giorni nostri. Bretta è una scrittrice alla quale è stata affidata la stesura di un libro ambizioso dal titolo “Le donne e la scienza”. Pila è la sua governante, alla quale chiedere consiglio e aiuto pratico.Le due donne viaggeranno nel tempo dando voce ad alcune delle figure femminili: dalla giovane Ipazia, la cui storia è ambientata ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo d.C, fino a Rita Levi Montalcini. Lo spettacolo è adatto anche ad un pubblico di ragazzi.

Sabato 25 marzo, ore 21, Teatro Duse di Besozzo!

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Un percorso di musica, parole e immagini intorno alla figura del cantautore milanese e della Milano che egli ha raccontato nelle canzoni fin dagli anni ’60.
La Milano dei quartieri con i suoi mille personaggi stravaganti e surreali: i “pali” dell’Ortica, quello che andava a Rogoredo a “cercare i sò danée”, le balere di periferia dove c’è sempre chi “per un basin” avrebbe dato la vita intera. I sogni e le miserie di chi sta ai margini di una società che corre troppo veloce, incurante degli ultimi. Il boom economico con le sue contraddizioni, con “Vincenzina” che vuol bene alla fabbrica, quello che “prendeva il treno per non essere da meno” e chi davanti a un documento di residenza “gli viene in mente tutta l’infanzia”. C’è chi insegue una storia d’amore: “roba minima, s’intend, roba de barbun”, e poi c’è chi nonostante tutto ride, e ride di gusto perché “ sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, al ricco e al cardinale”.
Jannacci è stato sempre dalla parte degli ultimi, dei balordi, li ha cantati con il cuore in gola, nei suoi versi c’è la speranza che non si arrende.
Proprio come un clown, ha la capacità di stupire, di creare atmosfere poetiche, di inventare incantesimi, di far ridere e piangere allo stesso tempo.
Canzoni comiche e malinconiche, ovvero malin-comiche. Le canzoni sono introdotte, seguite, contaminate dalle parole di alcuni autori milanesi che, per assonanze logiche e illogiche, danno vita a una carrellata di personaggi eccentrici, surreali, timidi o inquieti, ma sempre densi di quella umanità semplice e schietta di cui erano ricche le periferie popolari e le case di ringhiera della Milano negli anni 50-60.
Di e con: Stefano Orlandi. Contaminazioni letterarie di Beppe Viola, Franco Loi, Giovanni Testori, Walter Valdi. Chitarra: Massimo Betti. Contrabbasso: Stefano Fascioli. Fisarmonica: Giulia Bertasi. Scene: Maria Spazzi. Costumi: Federica Ponissi. Luci: Alessandro Verazzi. Tecnica: Roberta Faiolo. Una produzione ATIR Teatro Ringhiera.

Sabato 11 febbraio, ore 21, al Teatro Duse di Besozzo!

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Biglietto € 12, ridotto (under 14) € 6. Le prenotazioni si effettuano presso Musical Box via XXV Aprile, 58 Besozzo tel. 0332 770479

Sabato 11 febbraio alle ore 21, al Teatro Duse di Besozzo, terzo appuntamento della ricca e varia stagione teatrale 2017, promossa dal Comune di Besozzo. Dopo lo spettacolo su Calogero Marrone, che ha visto il teatro tutto esaurito, la rassegna ospita la Compagnia Teatro Binario 7 di Monza, con lo spettacolo brillante “I due Cyrano”, sostenuto dal progetto Next 2015, in tournée in tutta Italia.
I due protagonisti, gli attori Alessandro Betti e Alfredo Colina, insieme per la prima volta sotto la guida del regista Corrado Accordino, hanno partecipato a programmi comici e film sul piccolo e grande schermo (Betti personaggio fisso di “Buona la prima con Ale e Franz, Colina in film con Aldo Giovanni e Giacomo). In scena si destreggiano in un gioco esilarante e crudele che porta ad una più ampia riflessione sull’attuale condizione degli attori.
La scena si svolge nell’anticamera delle selezioni per il casting di Cyrano, dove i due attori si presentano per il provino. Uno dei due arriva prima dell’altro. Tra i due nasce un gioco esilarante e crudele che li porta a tirare fuori la parte peggiore di sé, almeno in un primo momento. In palio c’è il ruolo più importante della loro vita: entrambi vogliono quella parte, ma entrambi hanno paura di essere inadatti. Il tempo scorre, nessuno li chiama ma loro aspettano e l’anticamera in cui si stanno conoscendo diviene la metafora della condizione dell’attore condannato ad aspettare, a sentirsi impreparato e non all’altezza, a dover arrivare prima dell’altro per essere scelto.
Nell’attesa, i due rivali iniziano a conoscersi e condividere le proprie esperienze e difficoltà artistiche. La situazione si complica quando uno dei due, dopo aver fatto il provino, torna con il volto e la camicia macchiati di sangue. I due si ritrovano quindi complici involontari di una black comedy che li mette davanti a scelte difficili.
Il pubblico sarà coinvolto tra risate, riflessioni, dialoghi brillanti e macabro umorismo.